Modello Rote Armee Fraktion
Al Qaida ha un “corridoio tedesco” per attaccare gli obiettivi in Europa
Un video amatoriale mostra un villaggio tranquillo sulle montagne del Pakistan. Ci sono scuole, case basse, strade polverose e un ospedale ordinato. “Non è fantastico? – chiede Abu Adam, l’uomo in abiti tribali che commenta il filmato – Saremmo onorati di avervi qui con noi”. L’accampamento si trova a nord, nel Waziristan, lungo il fronte della lotta tra i marine e i ribelli filotalebani. I servizi segreti lo hanno individuato da tempo e hanno scelto un nome chiaro e sbrigativo: lo chiamano “Jihad Village”.
19 AGO 20

Un video amatoriale mostra un villaggio tranquillo sulle montagne del Pakistan. Ci sono scuole, case basse, strade polverose e un ospedale ordinato. “Non è fantastico? – chiede Abu Adam, l’uomo in abiti tribali che commenta il filmato – Saremmo onorati di avervi qui con noi”. L’accampamento si trova a nord, nel Waziristan, lungo il fronte della lotta tra i marine e i ribelli filotalebani. I servizi segreti lo hanno individuato da tempo e hanno scelto un nome chiaro e sbrigativo: lo chiamano “Jihad Village”, una piccola comune del terrorismo islamico con cittadini russi, francesi e tedeschi. A loro è rivolto l’invito di Abu Adam, il portavoce del Movimento islamico dell’Uzbekistan (Imu) in Germania. Se la Casa Bianca e il governo britannico stanno alzando il livello di guardia dei loro sistemi di sicurezza, è per i piani di questo gruppo che si muove senza grossi ostacoli fra le zone tribali del Pakistan e l’occidente.
Nel Waziristan sono passati almeno 200 guerriglieri con passaporto tedesco e 65 di loro hanno ricevuto addestramento militare. L’intelligence li definisce “clean skin”, i puliti, perché grazie al passaporto occidentale e all’assenza di precedenti penali si possono muovere con relativa impunità. Per lo stesso motivo, sono considerati pedine di grande pregio da al Qaida e dai gruppi alleati. Uno di loro, Ahmed Sibbiqui di Amburgo, catturato e interrogato nella base militare di Bagram, in Afghanistan, con le sue rivelazioni ha fatto scattare l’allarme terrorismo in Europa di questi giorni. Ieri, gli aerei senza pilota della Cia hanno ucciso otto talebani tedeschi sulle montagne al bordo con l’Afghanistan. Altri otto sono morti una settimana fa: i droni li hanno sorpresi con due britannici e un comandante uzbeko, Qureshi, l’anello di collegamento fra la guerra vera e i centri islamici di Monaco, Amburgo e Berlino.
L’Imu è molto popolare in Germania: con una mano raccoglie fondi presso la comunità turca e quella pachistana, con l’altra convince giovani immigrati di seconda e terza generazione a lasciare l’Europa per combattere fra le montagne dell’Hindu Kush. Tre anni fa, le squadre speciali della polizia tedesca hanno sgominato una cellula di estremisti che aveva scelto come base le campagne del Sauerland. Nel 2008 hanno arrestato dieci uomini dell’Imu nel Baden Württemberg, al confine con la Francia e con la Svizzera. Non è il posto in cui ti aspetti di trovare al Qaida. Pochi mesi più tardi, un giovane turco nato in Baviera, Cüneyt Ciftci, si è fatto saltare a Sabari, in Afghanistan, uccidendo due marine. Il video della sua morte è uno dei più visti sui siti internet della guerriglia islamica. Ciftci arrivò in Afghanistan passando attraverso la Siria e l’Iran: ora si scopre che quella strada è stata percorsa da decine di connazionali. I tedeschi di al Qaida hanno seguito un modello conosciuto in Germania sin dagli anni Settanta. Gli uomini della Rote Armee Fraktion (Raf) furono i soli a stabilire rapporti solidi e longevi con i terroristi palestinesi: commando dei due gruppi parteciparono a diverse operazioni congiunte, dal raid contro il vertice dell’Opec nel 1975 al dirottamento di un aereo Lufthansa nel 1977.
I servizi tedeschi sono molto sensibili al tema – dopotutto, dalla moschea di Amburgo partì Mohamed Atta, lo stratega dell’attacco contro le Torri gemelle. Da mesi tracciano le telefonate in arrivo dal Waziristan, aumentano i controlli e le perquisizioni. La storia di Abu Adam, il sindaco di Jihad Village, è un esempio pericoloso: il suo nome di battesimo è Mounir Chouka, ha 28 anni ed è cresciuto alla periferia di Bonn. Ha prestato servizio militare sino al 2007, quando ha deciso di lasciare l’esercito tedesco per ritirarsi in un campo di addestramento di al Qaida. Un ex ufficiale dei servizi segreti pachistani ha raccontato ai reporter del Telegraph di conoscere diversi tedeschi che combattono assieme ai talebani. “Gli europei sono i guerriglieri più motivati – ha detto – Farebbero di tutto per l’islam: non si trovano in Waziristan perché vengono da famiglie musulmane, ma per una scelta di vita”. Secondo Islamabad, questo esercito è formato da decine di reclute. Sono arrivati dalla Francia, dall’Inghilterra e dalle province russe del Caucaso, fra loro c’è anche un ex pilota dell’aviazione turca. Per le forze della Nato, lo scontro con i talebani assomiglia sempre di più a una guerra civile.
Nel Waziristan sono passati almeno 200 guerriglieri con passaporto tedesco e 65 di loro hanno ricevuto addestramento militare. L’intelligence li definisce “clean skin”, i puliti, perché grazie al passaporto occidentale e all’assenza di precedenti penali si possono muovere con relativa impunità. Per lo stesso motivo, sono considerati pedine di grande pregio da al Qaida e dai gruppi alleati. Uno di loro, Ahmed Sibbiqui di Amburgo, catturato e interrogato nella base militare di Bagram, in Afghanistan, con le sue rivelazioni ha fatto scattare l’allarme terrorismo in Europa di questi giorni. Ieri, gli aerei senza pilota della Cia hanno ucciso otto talebani tedeschi sulle montagne al bordo con l’Afghanistan. Altri otto sono morti una settimana fa: i droni li hanno sorpresi con due britannici e un comandante uzbeko, Qureshi, l’anello di collegamento fra la guerra vera e i centri islamici di Monaco, Amburgo e Berlino.
L’Imu è molto popolare in Germania: con una mano raccoglie fondi presso la comunità turca e quella pachistana, con l’altra convince giovani immigrati di seconda e terza generazione a lasciare l’Europa per combattere fra le montagne dell’Hindu Kush. Tre anni fa, le squadre speciali della polizia tedesca hanno sgominato una cellula di estremisti che aveva scelto come base le campagne del Sauerland. Nel 2008 hanno arrestato dieci uomini dell’Imu nel Baden Württemberg, al confine con la Francia e con la Svizzera. Non è il posto in cui ti aspetti di trovare al Qaida. Pochi mesi più tardi, un giovane turco nato in Baviera, Cüneyt Ciftci, si è fatto saltare a Sabari, in Afghanistan, uccidendo due marine. Il video della sua morte è uno dei più visti sui siti internet della guerriglia islamica. Ciftci arrivò in Afghanistan passando attraverso la Siria e l’Iran: ora si scopre che quella strada è stata percorsa da decine di connazionali. I tedeschi di al Qaida hanno seguito un modello conosciuto in Germania sin dagli anni Settanta. Gli uomini della Rote Armee Fraktion (Raf) furono i soli a stabilire rapporti solidi e longevi con i terroristi palestinesi: commando dei due gruppi parteciparono a diverse operazioni congiunte, dal raid contro il vertice dell’Opec nel 1975 al dirottamento di un aereo Lufthansa nel 1977.
I servizi tedeschi sono molto sensibili al tema – dopotutto, dalla moschea di Amburgo partì Mohamed Atta, lo stratega dell’attacco contro le Torri gemelle. Da mesi tracciano le telefonate in arrivo dal Waziristan, aumentano i controlli e le perquisizioni. La storia di Abu Adam, il sindaco di Jihad Village, è un esempio pericoloso: il suo nome di battesimo è Mounir Chouka, ha 28 anni ed è cresciuto alla periferia di Bonn. Ha prestato servizio militare sino al 2007, quando ha deciso di lasciare l’esercito tedesco per ritirarsi in un campo di addestramento di al Qaida. Un ex ufficiale dei servizi segreti pachistani ha raccontato ai reporter del Telegraph di conoscere diversi tedeschi che combattono assieme ai talebani. “Gli europei sono i guerriglieri più motivati – ha detto – Farebbero di tutto per l’islam: non si trovano in Waziristan perché vengono da famiglie musulmane, ma per una scelta di vita”. Secondo Islamabad, questo esercito è formato da decine di reclute. Sono arrivati dalla Francia, dall’Inghilterra e dalle province russe del Caucaso, fra loro c’è anche un ex pilota dell’aviazione turca. Per le forze della Nato, lo scontro con i talebani assomiglia sempre di più a una guerra civile.